Un indicatore economico, non un conteggio degli utenti
L’indicatore di CaixaBank Research parte da una domanda precisa: quale peso ha nell’economia spagnola il capitale associato alle nuove tecnologie? Pubblicato il 13 febbraio 2020, lo studio costruisce una misura per stimare tale diffusione ed esaminarne il possibile rapporto con la crescita futura. Il suo oggetto è lo stock di capitale tecnologico, non la frequenza d’uso di una specifica applicazione.
Per costruire la misura, l’analisi utilizza dati EU KLEMS relativi a quattro categorie di capitale: software e database, ricerca e sviluppo, computer e apparecchiature per le telecomunicazioni. Mette in relazione lo stock complessivo con le ore lavorate ed esprime il risultato in euro costanti del 2010 per ora. L’unità collega il capitale al lavoro, anziché contare le imprese che utilizzano la tecnologia.
Gli autori spiegano che la scelta risponde a una difficoltà di misurazione: al momento dello studio non esistevano dati che quantificassero direttamente l’intelligenza artificiale in termini economici. Per questo utilizzano categorie di beni che possono contribuire allo sviluppo di tali tecnologie, pur avendo anche altri impieghi. La misura rappresenta quindi un insieme ampio di capacità tecnologiche, non una valutazione separata dell’IA.
Conta anche la data. Lo studio è stato pubblicato nel 2020 e i risultati descrivono le serie e il periodo analizzati allora. È utile per comprendere un metodo e una traiettoria storica, ma non va interpretato come una misurazione attuale dell’economia spagnola.
Capitale produttivo e adozione aziendale: due domande diverse
Un indicatore di capitale per ora lavorata e un’indagine sull’uso aziendale delle tecnologie non misurano la stessa cosa. Il primo mette in relazione uno stock di beni con il lavoro; la seconda chiede alle imprese se utilizzano tecnologie specifiche. Sono prospettive complementari, ma percentuali e unità di misura non sono intercambiabili.
L’indagine TIC dell’INE distingue anche i periodi di riferimento: le variabili sull’uso delle tecnologie si riferiscono al primo trimestre dell’anno dell’indagine, mentre le vendite tramite commercio elettronico riguardano l’anno precedente. Nell’edizione pubblicata il 22 ottobre 2026, quindi, il dato sull’adozione dell’IA descrive il primo trimestre del 2026, mentre i dati sulle vendite online si riferiscono al 2025.
Tra le imprese con 10 o più dipendenti, l’INE ha rilevato che il 33,6% ha utilizzato tecnologie di intelligenza artificiale nel primo trimestre del 2026 e che il 39,4% ha acquistato servizi di cloud computing. Tra le imprese con meno di 10 dipendenti, il 21,4% ha dichiarato di usare l’IA. La dimensione aziendale modifica il tasso osservato.
Questi dati consentono di confrontare gruppi in base all’uso dichiarato, ma da soli non indicano il livello d’investimento di ciascuna impresa né i risultati economici associati. Per analizzare tali aspetti servono altre metriche, come la spesa, l’intensità d’uso o l’andamento degli indicatori operativi.
Che cosa mostrava il confronto internazionale del 2020
Nel confronto tra economie avanzate dello studio, gli Stati Uniti erano al primo posto per capitale tecnologico per ora lavorata. Francia e Germania si collocavano a un livello intermedio, mentre Spagna e Regno Unito risultavano più in basso. CaixaBank Research descriveva anche una forte crescita della misura spagnola nei due decenni esaminati. Un livello più basso può coesistere con una crescita rapida.
L’articolo ipotizzava che la Spagna potesse avvicinarsi ai livelli di Francia o Germania nell’arco di circa dieci anni, se la tendenza osservata fosse proseguita. Si trattava di una proiezione condizionata, non di un risultato successivamente confermato né di una garanzia. La stima dipendeva dalla persistenza dell’andamento registrato in quell’analisi.
La scomposizione settoriale della Spagna mostrava differenze tra attività con livelli alti di capitale tecnologico e attività con livelli medi o bassi. Lo studio collegava i livelli più elevati ai settori classificati da Eurostat come industrie ad alta tecnologia o servizi ad alta intensità di conoscenza. L’analisi copriva 31 settori dell’industria e dei servizi, escludendo agricoltura e attività minerarie da tale scomposizione; entrambe erano tuttavia comprese nell’aggregato nazionale usato per il confronto tra Paesi.
Gli autori osservavano che le differenze settoriali non convergevano nel periodo analizzato. Ritenevano inoltre possibile che i progressi futuri si estendessero alle attività meno intensive di tecnologia, ma presentavano questa prospettiva come una possibilità. La relazione osservata non stabilisce da sola le cause delle differenze né come evolveranno.
Che cosa aggiungono le statistiche aziendali più recenti
L’indagine dell’INE offre una prospettiva più recente sull’adozione dichiarata dalle imprese. Oltre all’uso dell’IA, ha rilevato che il 34,3% delle imprese con 10 o più dipendenti ha svolto analisi dei dati con personale proprio e che il 39,4% ha acquistato servizi cloud nel primo trimestre del 2026. Questi dati misurano pratiche dichiarate, non il capitale tecnologico per ora lavorata.
La differenza per dimensione aziendale è importante per interpretare l’adozione: l’uso dell’IA è stato del 33,6% tra le imprese con 10 o più dipendenti e del 21,4% tra quelle con meno di 10. Si tratta di percentuali riferite a gruppi diversi; il dato delle imprese più grandi non costituisce automaticamente un obiettivo adeguato per una piccola impresa.
L’INE avverte che i dati del 2025 non sono strettamente comparabili con quelli degli anni precedenti, a causa delle modifiche alla classificazione delle attività CNAE e all’ambito della popolazione osservata. La comparabilità tra le edizioni ha dei limiti da considerare quando si valutano le variazioni nel tempo.
Considerate insieme, le due misure permettono di distinguere l’accumulazione di risorse tecnologiche dall’adozione dichiarata dalle imprese. Le cifre non vanno sommate o fuse: descrivono unità, domande e periodi di riferimento diversi.
I limiti dell’approccio economico
La misura del capitale tecnologico riunisce categorie ampie. Software, database, computer, telecomunicazioni e R&S possono contribuire alla diffusione dell’IA, ma vengono impiegati anche per altri scopi. L’indicatore non isola gli investimenti destinati esclusivamente all’IA dall’insieme più vasto di beni usato come approssimazione.
Il rapporto per ora lavorata mette in relazione capitale e lavoro e consente di confrontare le dotazioni relative. Da solo, però, non quantifica il rendimento di ciascun investimento né la quota di produttività attribuibile alla tecnologia. Per esaminare questi effetti occorre mettere in relazione la misura con i risultati economici e con altri fattori.
L’articolo segnala inoltre che alcuni robot industriali potevano essere classificati nelle categorie generali dei macchinari. Ciò rende più difficile identificare il loro contenuto tecnologico nelle statistiche sul capitale. Questa osservazione chiarisce la portata della classificazione, ma non trasforma l’indicatore in un conteggio diretto dei robot.
Di conseguenza, l’analisi di CaixaBank Research fornisce un’approssimazione dell’importanza economica del capitale tecnologico nel periodo studiato e delle differenze tra Paesi e settori. Misurare la dotazione e valutarne gli effetti sono attività distinte: la prima non dimostra da sola un impatto causale sulla crescita.
Come usare le metriche per decidere
Per un’impresa, la questione pratica non è soltanto se altre organizzazioni adottano l’IA o i servizi cloud, ma anche quale problema concreto si vuole risolvere e come si riconoscerà un miglioramento. Le statistiche dell’INE contestualizzano la diffusione dichiarata di alcune tecnologie; la misura di CaixaBank Research offre un riferimento storico sul capitale tecnologico. Nessuna delle due sostituisce l’analisi della propria attività.
Una valutazione interna può precisare quale bene o servizio viene introdotto, quale processo lo utilizzerà e quale risultato si osserverà. A seconda dell’obiettivo, il risultato potrebbe essere il tempo necessario per completare un’attività, il tasso di errore o il costo operativo. Stabilire un valore di riferimento iniziale permette di confrontare i cambiamenti senza confondere l’adozione con il beneficio.
Nel leggere i dati nazionali conviene controllare l’anno, la dimensione delle imprese incluse e la definizione dell’indicatore. Occorre inoltre distinguere capitale accumulato, uso dichiarato e risultati. L’indagine dell’INE, per esempio, assegna periodi di riferimento diversi all’uso delle TIC e alle vendite tramite commercio elettronico.
La conclusione è circoscritta: lo studio del 2020 stimava il capitale tecnologico dell’economia spagnola e descriveva le differenze tra Paesi e settori nel periodo analizzato; l’indagine dell’INE pubblicata nel 2026 registra l’uso dichiarato di IA, servizi cloud e analisi dei dati per gruppi di imprese. Le due misure chiariscono aspetti diversi e da sole non determinano quanto ciascuna tecnologia contribuisca alla crescita.